Monthly Archive for Giugno 2005

Cos’è l’amore?


L’amore è un’arte?
Oppure è una piacevole sensazione?

L’amicizia


Non capisco quali siano i limiti dell’amicizia.
Io conosco tre diverse opinioni, che disapprovo tutte.
Seconda la prima opinione noi dovremmo nutrire per l’amico gli stessi sentimenti che nutriamo per noi stessi.
Secondo la seconda opinione il nostro affetto per gli amici dovrebbe bilanciare in tutto e per tutto l’affetto che gli amici portano a noi.
Infine, secondo la terza opinione ogniuno è tenuto dall’amico nella stessa considerazione nella quale si tiene egli stesso.

Di queste tre opinioni io, sinceramente, non ne condivido nessuna.
Non è assolutamente vera la prima, che, cioè, si debba essere disposti verso l’amico come verso se stessi: infatti quante cose faccio per un amico che non farei mai per me stessa!!!
La seconda è quella che restringe l’amicizia all’uguaglianza di doverei e voleri e questo significa ridurre l’amicizia ad un calcolo perchè torni il conto del dare e dell’avere, a me invece pare che la vera amicizia sia più ricca e generosa e non stà li a calcolare per il timore di dare più di quanto ha ricevuto e non bisogna temere che si dia all’amico più del giusto.
Ma la peggiore di tutte è la terza che, cioè, ogniuno sia tenuto dall’amico nel conto in cui egli stesso si tiene, perchè spesso alcuni hanno un carattere troppo diverso o non sanno sperare con la necessaria fermezza di migliorare la propria sorte. Perciò un amico non si deve comportare con l’amico come si comporta con se medesimo, ma piuttosto compiere ogni sforzo per riuscire a risollevare l’animo abbattuto di lui per poterlo così portare a sperare e a pensieri migliori.

L’invidia



Vedi post di gio/prof: http://incontrieaffini.blog.tiscali.it/sb2072181/ e quello di Mauro: http://bardmu78.blog.tiscali.it/re2074396/

Noi desideriamo ciò che vediamo: Esser come gli altri e avere quanto hanno gli altri. Questo lo impariamo a fare da bambini guardando le nostre sorelle e fratelli, poi arrivati a una certa età osserviamo i personaggi dello spettaccolo, identificandoci con loro.
Il fatto di avere un contatto con altre persone, ci stimola, ci seduce, ci tenta, ci trascina a volere sempre di più, sempre nuove cose e a porci traguardi sempre più elevati. Ma questo desiderio incontra inevitabilmente delle delusioni, infatti non sempre riusciamo a ottenere ciò che hanno ottenuto coloro che ci sono serviti da modello e allora siamo costretti a fare un passo indietro, questo arretramento si può manifestare in diversi modi: con rabbia, tristezza, rinuncia, oppure col rifiuto del modello il cui ci eravamo identificati.
Noi per respingere il desiderio respingiamo la persona che ce lo ha indicato, la svalutiamo, diciamo che non merita e che non vale nulla… Ed è secondo me questa la prima radice dell’invidia. Mentre l’altra radice affonda nell’esigenza di giudicare… Per sapere quanto valiamo ci confrontiamo con qualcun altro, questo lo iniziamo a fare da bambini per poi continuarlo da adulti con i nostri amici, con chi ci ha superato o con chi abbiamo lasciato dietro; ogni volta che ci valutiamo, ogni volta che veniamo valutati.
Per pensare a noi stessi, quindi, siamo condannati a confrontarci con altri esseri umani, con le loro abilità, qualità, virtù, con la loro bellezza, intelligenza e i loro meriti.
Noi vogliamo essere sempre i migliori, superiori, più apprezzati…Non esiste limite a questa spinta e quindi non c’è mai termine al confronto e al giudizio.
Ma se non riusciamo, se il confronto è a nostro svantaggio ci sentiamo diminuiti, svalutati, vuoti.
Allora cerchiamo di mettere in evidenza tutti i nostri punti di vantaggio sugli altri…. e questo possiamo farlo in diversi modi: rinunciando alle nostre mete, diventando indifferenti, oppure cercando di svalutare il modello abbassandolo al nostro stesso livello.
Questo meccanismo di difesa è l’invidia.
Per me l’invidia è una ritirata, uno stratagemma per sottrarci al confronto di chi ci umilia. E’un tentativo di scacciare lo stimolo svalutando l’oggetto, il modello, la meta… Ma tanto è un tentativo sciocco perchè l’oggetto del desiderio e il modello restano li.
Desiderare e giudicare sono le fonti dell’invidia. L’invidia si affaccia sempre al nascere di ogni desiderio a all’apparire di ogni valore, perchè ogni desiderio incontra sempre qualche ostacolo, e ogni confronto può metterci in difficoltà. Il nostro desiderio ritorna sempre attraverso la nostra concentrazione ossessiva su qualcuno che è riuscito là dove noi abbiamo fallito, e noi non siamo soltanto malcontenti per il nostro insucesso ma anche pieni di rancore per chi ha vinto.
L’invidia è malvagità. E’ un veleno che noi secerniamo e con cui intossichiamo l’ambiente e in questo ambiente ci muoviamo a disagio e abbiamo soggezione e paura.
Ma anche quando siamo noi ad essere gli invidiati, sentiamo questa aria inquinata, malefica e l’invidia degli altri ci ferisce, avvelena la nostra vita. L’invidia è aggressività. Se molti ti invidiano, se cercano in ogni modo di diminuire il tuo valore e di screditare la tua immagine a lungo andare finisci col sentirti soffocare. Tu fai qualcosa che ritieni pregevole e invece ti accorgi che susciti dispezzo, sei gentile e come risposta ottieni uno sgarbo. Ci sono dei momenti in cui puoi percepire l’invidia come una presenza agressiva, si può sentire la sporcizia, l’odio, il tanfo, il puzzo dell’agressività e ti accorgi che questo puzzo riempie la stanza in cui entri e deforma i volti che ti guardano.
Durante una conversazione, nelle allusioni, nelle battute, nell’ironia ne senti l’odore nauseante: odore di gente malvagia, odore di carnefici e di gente braccata.

Immagine di mia madre


Ho di te un’immagine
che vive solo nel mio cuore.
Là i lineamenti sono così puri,
che tu sei senza età.
Là tu puoi parlarmi
senza muovere le labbra,
puoi guardarmi senza aprire le palpebre.
E quando qualche dolore
m’aspetta sulla strada,
io lo capisco dal tuo cuore
che batte contro il mio.

L’immaturo:bravo in una cosa, per il resto una frana


Nella nostra vita noi abbiamo rapporti con moltissime persone, abbiamo doveri verso moltissime persone.
Nostro padre e nostra madre, nostro marito o nostra moglie, i nostri figli, coloro che lavorano per noi o con cui lavoriamo, i nostri superiori, i nostri colleghi, tutti quelli che si rivolgono a noi per servizi o per aiuto, tutti coloro che ci aiutano o a cui dobbiamo riconoscenza. Spesso queste relazioni sono delicate, difficili. Richiedono riflessione, prudenza, abilità, energia. E dobbiamo tenerle presenti tutte, non possiamo occuparci di qualcosa e ignorare le altre.
La maturità consiste nel non affrontare questi problemi, ma ne prenderli estemamente sul serio.
Questo concetto di maturità come assunzione di responsabilità per tutto ciò che è in rapporto a noi ci aiuta a capire il suo contrario, l’immaturità. Lìmmaturità è vivere la vita in modo capriccioso e semplicistico.
Tutto questo può essere spiegato con la teoria dei ruoli. Ruolo è ciò che siamo tenuti a fare per il fatto di occupare una certa posizione sociale. Nella società moderna solo il bambino piccolo ha il diritto di svolgere un solo ruolo. Tutte le persone adulte, invece, devono svolgere numerosi ruoli. Uno non è soltanto medico, è anche figlio, padre, marito, amico, parente, collega. Ciascun ruolo ha un mondo morale a cui fa riferimento. Il medico nella sua professione non deve farsi coinvolgere emozionalmente, mentre invece nel ruolo di marito è tenuto a farlo.
La maturità risiede nella sua capacità di gestire tutti questi ruoli con flessibilità.
La persona immatura si rifiuta di farlo. Si dedica a un solo ruolo, vi impegna tutte le sue energie, diventa il primo. A questo punto pretende di essere giudicato nello stesso modo anche negli altri campi, anche dove non fa nulla, anche dove non sa fare nulla. Magari è bravissimo in matematica, ma non capisce la ragazza, i colleghi, è un disastro in tutti i rapporti sociali.
Vi sono, però, anche altri gradi di immaturità.
E’ immaturo l’uomo che si occupa esclusivamente del proprio lavoro, che se lo porta anche a casa, che non sa parlare d’altro, che delega la moglie la gestione della vita quotidiana a dei figli. Ma è immatura la donna che vive solo la sua vita domestica, che non segue l’attività del marito, non la capisce e non vuol venir disturbata nelle sue abitudini e ritmi…
Questo tipo di immaturità si presenta spesso sotto forma di mancanza di gratitudine. Ci sono delle persone che non ringraziano, o lo fanno in modo estremamente superficiale anche quando gli altri hanno risolto un loro gravissimo problema. Non sentono il debito di riconoscenza, non vien loro in mente di telefonare per un saluto, per un invito a cena, per fare gli auguri in occasione del compleanno di chi li ha beneficiati.
E per tutti è molto più facile fermarsi pigramente, e aspettare che qualcun altro svolga il loro lavoro.

Ecco questa sono io, pigra e alquanto immatura…

Oggi


Oggi mi sento particolarmente allegra,sarà che mi sono alzata all’ora che volevo!
Mi ha svegliata il canto degli uccellini, apro la finestra e c’è finalmente un bellissimo sole…
Ora non ho più voglia di scrivere, vado a godermi la giornata….
Ciao Ciao…

Questa foto è di casa mia e la trovo stupenda…

L’arrivo delle tirocinanti.


Da Lunedì ho iniziato a fare il tirocinio in un ospedale a Cagliari.
Primo giorno: ore 8:30 del mattino incontro col princiale dll’ospedale, noi (io e le mia compagne)ci guardiamo con aria un pò ansiosa e curiosa.
Il principale ci fa firmare il registro e ci colloca nelle rispettive destinazioni.
La mia: (Insieme ad una mia compagne) è immunologia.
Entriamo col camice pulito, tutte truccate, profumate e di bell’aspetto (almeno per evitare di sentir dire che oltre che imbranate anche brutte),ci presentiamo ai tecnici di laboratorio(una signora e un ragazzo). Ancora ignare del lavoro da svolgere ci guardiamo un pò attorno…Tutte macchine.
Un casino infinito, gente che va e viene con 1.000 provette da far analizzare,
Il ragazzo vedendoci imbambolate in un angolo ci fa cenno di sederci e il iniziano i disastri.
Non sapendo cosa farci fare ci fanno compilare un registro inserendo nome, cognome e reparto di provenienza dell’assistito… Io inizio a leggere e tonno(la mia compagna) mi segue scrivendo.
Problema: Tonno ha il brutto vizio di non mettere mai le gambette delle a e quindi di conseguenza i nomi femminili diventamo automaticamente maschili.
La tecnica si accorge del terribile errore e inizia a sgridarla.
Poi tocca anche a me: Mi fa compilare i referti medici e sbaglio (senza farlo apposta) quasi tutto… naturalmente e per fortuna si accorge (la tecnica) che c’è qualcosa che non va e mi fa notare lo sbaglio, io mortificata chiedo scusa, ma la signora mi tranquillizza dicendo che non sono di certo la prima che sbaglia.

Arrivati a quasi metà mattinata iniziano a entrare un sacco di professori che ci guardano dalla testa ai piedi facendoci battuttine, ma noi da brave ragazze EDUCATE ci passiamo sopra rispondendo alla presa per il culo con un sorriso e stando al loro gioco.
Secondo giorno: Niente non sono andata.
Terzo giorno: arriva anche la nostra prof di micro a presentarsi, i tecnici: sorrisi smaglianti.
Appena andata via l’insegnante ci hanno trattato molto meglio..chissà perchè!!!….

Passo dopo passo!

Pian pianino ho iniziato a mettere ordire nella mia vita incasinata.
Prima cosa: la camera.
Era un disastro avevo un mucchio di fogli buttati in camera mia da minimo un anno e il bello è che non gli ho mai visti, che fine hanno fatto??…Nella pattumiera..
Poi.. numeri di telefono e indirizzi che non uso mai e che non ho mai usato…Buttati anche loro..Libri,quaderni etc… conservati..
Appena finito mi sono sentita più leggera e lo
trovo un fatto positivo,di buono è che ho trovato un mio vecchio libro che come minimo non vedevo dal 15/18.
Parto dalle piccole cose e facendo un gradino alla volta metto in ordine la mia vita!!

Devo chiedere scusa


Mi capita spesso di fare, dire e pensare cose che non dovrei, senza immaginare chi dall’altra parte, magari, stà male per questo mio comportamento.
Quindi domando scusa a tutti coloro che ingiustamente hanno sopportato, in silenzio, questo lato del mio carattere….. E dico anche grazie per tutta la pazienza che avete..
….Grazie…

Incompleta


Ci sono giorni in cui mi pongo la domanda se la vita che faccio è perchè la voglio fare o se invece sono schiava di una vita che non mi appartiene.
Non sono mai riuscita a terminare qualcosa.. entro in una strada e a metà di essa mi fermo per tornare indietro, provo a prenderne un’altra, ma è la stessa e così succede sempre.
Non capisco cosa voglio, ma sento che mi manca qualcosa, forse: un bacio, una carezza ,un sorriso, una parola di conforto, un abbraccio, uno sguardo.
Adesso rimango inerme e penso a cosa voglio veramente e quali sono le mie priorità.

Questa foto la dedico ad una persona in particolare…